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Officine REMA

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@officinerema | 2025

AREA

LINGUISTICA

L’area linguistica di Officine REMA si forma a partire dall’esperienza pedagogica della scuola Asinitas di Roma il cui metodo prende forma e ispirazione dai movimenti che hanno rivoluzionato il modo di intendere la relazione educativa e le pratiche didattiche: Maria Montessori, Carl Rogers, Centri di Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva (CEMEA) per citarne alcuni. Da tali movimenti rivoluzionari nasce una concezione dell’educazione fondata sulla partecipazione, sulla cooperazione e sulla centralità della persona. L’apprendimento avviene attraverso un insegnamento circolare riducendo così lo squilibrio tra insegnante e discente e favorendo una pedagogia più democratica e attiva. Imparare una nuova lingua diventa un processo esperienziale e relazionale, fondato su pratiche narrative, corporee ed espressive, in cui la lingua emerge dall’azione condivisa, dall’ascolto e dalla valorizzazione delle storie personali.


 

Qual è il filo rosso che lega l’etno-clinica all’insegnamento dell’italiano L2?

L’approccio etno-clinico legge l’esperienza migratoria come una possibile perdita di riferimenti simbolici e di orientamento. Riprendendo la riflessione antropologica di Ernesto De Martino sulla “crisi della presenza”, questo sguardo riconosce come l’allontanamento dai propri punti di riferimento culturali, linguistici e rituali possa generare spaesamento e discontinuità nel proprio essere nel mondo.

Integrare l’approccio etno-clinico nell’area linguistica significa quindi costruire contesti di intervento capaci di riconoscere e attraversare simbolicamente queste fratture. Attraverso l’uso di temi e simboli universali comuni a tutte le culture (la casa, il cibo, i riti, il corpo, ecc.) il percorso linguistico riattiva quel filo rosso che collega ciascuno ai propri punti di riferimento culturali, affettivi e simbolici, rendendo nuovamente abitabile il proprio essere nel mondo.


 


 

Come si traduce, nella pratica, questo sguardo etno-clinico dentro una classe di italiano L2?

L’area linguistica di REMA si configura così come uno spazio in cui l’apprendimento linguistico è parte di un processo più ampio di riconnessione simbolica e relazionale, in cui la lingua accompagna e sostiene la possibilità di essere presenti, visibili e attivi nei contesti di vita. 

L’insegnamento della lingua viene così concepito come una pratica relazionale e non neutra, profondamente situata, in cui l’apprendimento è inseparabile dalle storie di vita, dalle appartenenze culturali e dai vissuti di spaesamento che attraversano l’esperienza migratoria.  

In questa prospettiva, la lingua non è un semplice strumento tecnico da acquisire, ma uno spazio di parola attraverso cui le persone possono esprimersi, nominare il mondo e riconoscersi come soggetti attivi, contribuendo a ridurre le asimmetrie di potere presenti nei contesti educativi e migratori. 

Il lavoro linguistico prende forma in setting laboratoriali, cooperativi e narrativi, in cui corpo, gesto, oggetto, immagine e voce precedono e accompagnano la parola, rendendo possibile l’espressione anche in assenza di una piena competenza linguistica.


 


 

Come i laboratori di lingua italiana possono diventare spazi di sostegno e accompagnamento alla cura etno-psicoterapeutica?

I laboratori di italiano sono progettati attraverso un lavoro multidisciplinare che coinvolge l’équipe etno-clinica, composta da insegnante L2, etno-psicologo e antropologo che intervengono sia nella programmazione didattica sia nella conduzione dei laboratori. 

Il lavoro linguistico non si affianca semplicemente all’intervento etno-psicoterapeutico, ma ne diventa parte integrante favorendo la “tenuta della presenza”, intesa come capacità di stare nella relazione e nel mondo senza ritirarsi o frammentarsi e che permette di riattivare risorse individuali spesso messe in crisi dall’esperienza migratori.